Letto e riportato da matrimonio.it
Recentemente ho ricevuto, attraverso una nota newsletter, una frase sintomatica di quello che si pensa oggi circa il matrimonio:
"La gente non ne vuole più sapere di sposarsi. Ieri sono andato a un matrimonio, alla fine la sposa ha lanciato il bouquet e c'è stato un fuggi fuggi neanche avesse tirato una granata".
La frase, seppur isolata, la dice lunga su cosa si pensa del matrimonio di questi tempi.
Che cosa ci raccontano:
Se ci fate caso, negli ultimi tempi gli aggettivi che si sentono associare al termine "matrimonio" sono quasi sempre tutti negativi. I commenti di amici e colleghi al fatidico annuncio sono: "ora è finita la pacchia", "hai finito di divertirti", e via di seguito..
Dalle poltrone dei talk show televisivi truccatissimi presentatori scodellano percentuali allarmanti di coppie che si sfasciano dopo pochi metri dalla partenza, separazioni, divorzi, cause legali. Il quadro non è certo incoraggiante.
Il futuro è un'ipotesi
Quasi contemporaneamente al successo de "L'ultimo bacio", il famoso film di Gabriele Muccino, è uscito sul grande schermo un altro film: Casomai, di Alessandro D'Alatri.
Casomai racconta la storia di una giovane coppia, intepretata da Fabio Volo e Stefania Rocca, che si sposa.
Non vogliamo rovinarvi la visione ma questo film ci ha colpito in particolare per una ragione sopra le altre: L'ipotesi positiva
Al di là di quello che succede ai protagonisti -e ne succedono parecchie- l'ipotesi rispetto al matrimonio è positiva.
E questo oggi ci sembra un punto particolarmente originale. Oggi non è ieri
E' anche vero che le statistiche sono oggettive. Divorzi, separazioni e crisi matrimoniali sono in aumento.
Non crediamo francamente che questo sia dovuto -come dicono alcuni- al fatto che la vita oggi è piu' incerta. Non ce la raccontiamo: senza andare tanto indietro con gli anni potevi beccarti un'influenza e lasciarci le penne o finire deportato dal primo esercito che passava sul suolo italico. Non credo che ci fosse tutta questa grande sicurezza.
Anzi, la gente aveva molti meno soldi e meno benessere rispetto ad oggi.
Noi andiamo a convivere
I fautori della convivenza sostengono che convivere è meglio che sposarsi perchè ci sono un sacco di problemi in meno.
Se un rapporto non va, si scioglie. Senza troppi rimpianti.
Il tema è profondo ed il rischio è quello di banalizzare. Ma se per un attimo pensiamo alla persona che amiamo è impossibile non pensare che possa essere "per sempre".
E la convivenza in questo senso mette dentro questo tutta l'incertezza del pensare di poter dire "ok, avevo scherzato". L'uscita di sicurezza a portata di mano.
Se una convivenza fosse infatti la piu' bella e soddisfacente che ci potessimo immaginare e se durasse tutta la vita, non sarebbe di fatto un matrimonio mancato?
Perchè sposarsi?
Ritorniamo alla domanda inziale: "perchè sposarsi"?
Di primo acchito ci verrebbe da rispondere: per dare seguito all'ipotesi positiva che è l'incontro con la persona di cui ci si è innamorati. Se è amore autentico, non lo si vorrebbe per sempre?
Ma ce di più.
Come fare a farcela di fronte a questo diluvio di statistiche ed infauste previsioni?
E' vero infatti che il matrimonio non è affatto facile, che non c'è niente di automatico e la vita è bella fitta di sorprese.
La Chiesa su questo ha una risposta e ci teniamo a proporla a tutti: vale la pena di sposarsi per partecipare al disegno positivo di Dio.
Un disegno buono, prima di tutto su di sè, e poi, sul mondo.
Su questo rimandiamo ad una lettura ben più autorevole della nostra che è l'enciclica Humanae Vitae.
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